San Sebastiano

Tavola a foglia oro e tempera

Familiare del Boccati, 1475 ca

Foglia oro e tempera su tavola

Descrizione:

La tavola dalla forma ogivale è dorata a guazzo, e lascia intravvedere il bolo rosso sottostante alla foglia d’oro; l’arco presenta la fascia perimetrale con la tavola a vista, segno dell’antico montaggio entro una cornice. Al centro della tavola è raffigurato san Sebastiano, rappresentato secondo l’iconografia tradizionale, legata alla sua agiografia. Il santo è coperto da un semplice panneggio bianco che gli cinge i fianchi, le braccia sono legate dietro la schiena da una corda che abbraccia anche l’addome, il tronco è colpito da numerose frecce e dalle ferite sgorgano gocce di sangue. San Sebastiano poggia il peso sulla gamba destra, facendo assumere al corpo un elegante movimento a spirale; sul volto un’espressione non dolorante, me estatica, probabilmente alla vista di un’apparizione divina. L’aureola, realizzata a punzonatura sulla foglia d’oro, è rappresentata in scorcio prospettico.

Sul retro, nella parte superiore, c’è un sigillo in ceralacca con lo stemma del granduca Pietro Leopoldo di Lorena e la scritta “DOGANA / SIENA”. La tavola presenta sul lato sinistro gli incavi di due cavicchi, in particolare la distanza ravvicinata di quello più in basso con il margine inferiore della tavola, ne testimonia un ridimensionamento: in origine dovevano essere presenti i piedi del santo.

Dimensioni: 99,5 x 38,5 x 4 cm

Analisi storico-critica:

Andrea De Marchi, come indicato nella perizia da lui redatta, ha indicato l’autore in un pittore lucchese attivo tra il settimo e l’ottavo decennio del XV secolo, meglio identificabile con il cosiddetto “familiare del Boccati”. La felice attribuzione spetta a Roberto Longhi, che riconduce al corpus dell’artista un gruppo costituito da quattro opere incluso il nostro.
Il san Sebastiano mostra dei contatti con i dipinti giovanili di Francesco di Giorgio, ma al contempo palesa dei rimandi all’opera di Filippo Lippi e per tale motivo è possibile orientarsi verso la pittura lucchese e, in particolar modo, della cerchia di Boccati.

Analogamente deve essere riconosciuto un rapporto diretto con Siena, come testimonia anche il sigillo sul verso, comparabile con altri su atti e sigilli degli anni Settanta del XVIII secolo, anni entro i quali la tavola si trovava dunque certamente nella città toscana, e per la quale se ne può pertanto ipotizzare la destinazione originaria. Si tratta quindi di un pittore di Lucca, attivo a Siena e presumibilmente entrato in contatto diretto con Michele Ciampanti, anch’egli lucchese, con il quale dimostra delle strette corrispondenze, soprattutto nella fase giovanile.

La nostra tavola doveva costituire la sezione all’estrema destra di un polittico dall’impostazione ancora medievale, come denuncia la forma originale. A differenza del lato sinistro, su quello destro non sono invece presenti segni di cavicchi, segno che doveva essere rinchiuso in una cornice e non innestarsi con un’altra tavola. Nel 1985 è stata pubblicata una tavola raffigurante San Giovanni Battista, che è riferita da De Marchi allo stesso polittico. Questa, maggiormente mutila nella parte inferiore, doveva trovarsi sul lato opposto, probabilmente prossima alla tavola centrale, presumibilmente una Madonna con Bambino.

Bibliografia:

– Roberto Longhi, Un Familiare del Boccati, in “Paragone”, XII, 153, pp. 60-64, riedito in “Fatti di Masolino e di Masaccio” e altri studi sul Quattrocento: 1910-1967, Firenze 1975, pp. 139-142;

– Miklòs Boskovits in The Martello collection. Paintings, drawings and miniatures from the XIVth to the XVIIIth centuries, Firenze 1986, pp. 56-57;

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