Commode a tre cassetti, G.B.M.

Giovan Battista Marone, 1804

Descrizione:

Quattro piedi tronco-piramidali intarsiati con gocciolatoi architettonici reggono il basamento su cui poggia il mobile e da cui partono le due colonne rastremate in legno di bosso parzialmente tinto. Sulla trabeazione che poggia sulle colonne, sotto il piano di marmo, vi è una greca a “can corrente”. Sugli spigoli, così come sul fondo dei fianchi, si propone a intarsio un motivo a parasta architettonica. Nei fianchi, su un fondo di legno rosso, sono intarsiati due plinti su cui poggiano due grifoni e da cui si dipartono volute fogliacee. Il fronte presenta un’articolata partitura degli spazi, con tre riserve principali, delle quali quella centrale è sovrapposta da una riserva a mandorla e poi ancora da una rettangolare che contiene la riproduzione a intarsio di una stampa a soggetto mitologico nella quale è raffigurato Pan, il satiro, circondato da alcune ninfe. Gli spazi sono arricchiti da intarsi floreali e conchiglie.

Nelle riserve laterali del fronte sono intarsiati due grifoni contrapposti, poggianti su un plinto sostenuto da tre aquile, i due leoni con capo e ali d’aquila, tengono tra le fauci due festoni che cadono da un candelabro fiammeggiante. Impiallacciato in una grande varietà di legni i principali sono, il fondo in legno esotico dal colore rosso, non identificato, noce, bois de rose, acero, ulivo, ebano, bosso.

Nella riserva centrale ai piedi della ninfa è posta la firma incisa a bulino, “ G.B.M. li 8 feb 1804. Inven e desin tutto fecit”. Piano in marmo romano, impiallacciato con alabastro fiorito e con ciglio in verde antico, senz’altro marmi di scavo, per un piano realizzato in epoca barocca ed usato per l’arredo qui proposto per il piano. Sul primo cassetto è stampigliata la scritta, “FROM W. WILLIAMSON & SONS GUILDFORD”, traccia di un passaggio dell’arredo sul mercato inglese nella fine dell’800 inizi 900. All’interno il mobile è costruito in noce.

Dimensioni: 94 x 123 x 62 cm

Analisi storico-stilistica:

Il mobile qui descritto rientra in quella tipica produzione di inizio ‘800 a cui si rivolgono le numerose botteghe aperte dagli allievi di Giuseppe Maggiolini e che di lui imitano la produzione. In questo caso abbiamo però un mobile straordinario, sia per la scelta dei motivi ad intarsio che per la capacità d’inventiva a livello architettonico, nella costruzione dell’arredo e nella disposizione delle greche e delle riserve. Tutto quanto fa ipotizzare che si tratti per GBM di una produzione che rientra in quel gruppo di arredi che vengono realizzati dalla bottega sotto la guida esperta di Agostino Gerli, come ipotizzato da Giuseppe Beretti nell’articolo di studio sul monogrammi sta G.B.M.

In questo articolo, oltre a svelare l’autografia di Giovan Battista Maroni, Beretti con un’acuta osservazione arriva a dimostrare la collaborazione tra Gerli e la bottega, per la produzione di Ajaccio e probabilmente altre commesse. Sono i contatti internazionali di Agostino Gerli a permettere non solo commesse estere, ma anche a reperire marmi romani.

Il fatto che la presenza compositiva dell’arredo sia dettata dalla presenza di un architetto è abbastanza evidente a dispetto della firma del GBM. Sono scelti alcuni elementi decorativi derivati dal repertorio di Giocondo Albertolli, tra questi senz’altro la greca a “can corrente (Giocondo Albertolli, Ornamenti diversi inventati da Giocondo Albertolli, 1782 Tav.X) e, soprattutto il disegno proposto nelle due riserve laterali del fronte (Giocondo Albertolli, Alcune decorazioni di nobili sale ed altri ornamenti, tav.XVII).

Non di poco conto, almeno a dimostrare il successo a livello internazionale di questo mobile è la stampiglia posta sul primo cassetto dall’antiquario londinese.

Bibliografia di riferimento:

– Giuseppe Beretti, Laboratorio, ed. In Limine, 2005;

– Giuseppe Beretti, Il monogrammista GBM ovvero Giovan Battista Maroni, www.laboratorioberetti.eu, 18 aprile 2019;

– Enrico Sala, Maggiolini & Co., ed. Anticonline, 2020.

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