Scrittoio, Antonio Mascarone

Milano, inizi del XIX secolo

Descrizione:

Tavolo scrittoio impiallacciato e intarsiato in palissandro, bois de rose, noce, acero, acero tinto verde e altri legni. Finito sui quattro lati presenta in una delle due fasce lunghe due cassetti allineati, mensole sottopiano raccordano le gambe tronco piramidali, le mensole sono intarsiate con greca e festone, sul dado di raccordo un fiore. Sul piano impiallacciato in mogano con filettature troviamo al centro una larga riserva ottagonale intarsiata con Bacco su carro trainato da due cavalli che hanno in groppa un putto ciascuno e accompagnato da un fauno.

Dimensioni:78,5 x 128,5 x 64,5 cm

Analisi storico-stilistica:

Lo scrittoio qui proposto è una delle versioni realizzate da Antonio Mascarone, con ogni evidenza paragonabile sia a quello pubblicato da Giuseppe Beretti che a quello conservato alle Raccolte Civiche del Castello Sforzesco di Milano, pubblicato da Enrico Colle. Si sa con certezza, che Mascarone ebbe bottega a Cesano e che entrò in contatto con la bottega di Maggiolini, di cui potrebbe addirittura essere stato allievo.

Grazie ad alcune sue opere firmate si è potuto procedere al riconoscimento di altri mobili che sono stati eseguiti in modo inconfondibile dalla stessa mano, confermati spesso dalla riproposizione degli stessi motivi a intarsio. Questo ebanista, come Giovan Battista Maroni, talvolta firma per esteso, ma il più delle volte appone il proprio monogramma AMF. Il paragone più evidente è il secrétaire pubblicato da Alvar González-Palacios, che reca la firma nel medaglione centrale dell’anta, ove peraltro è intarsiato, entro una larga riserva ottagonale, un “Bacco su carro trainato da due cavalli che hanno in groppa un putto ciascuno e accompagnato da un fauno”, motivo identico a quello intarsiato sul piano di questo scrittoio.

Questo tavolo e i due pubblicati, sono assolutamente corrispondenti anche nella parte costruttiva e nel tipo di legni utilizzati (palissandro, bois de rose, noce, mogano, acero, acero tinto verde e altri legni); singolare il collare strozzato che separa la gamba dal dado con cui si collega alla fascia, è in noce sagomato e tinto di nero e rosso nel nostro tavolo quanto in quello realizzato per la Reggia di Monza.

Si conoscono poi in una collezione privata due comò, datati 1802 (probabilmente un dono di nozze), evidentemente opera di Antonio Mascarone che su questi mobili, così come nel secrétaire di Palazzo Bianco, riporta frasi in tema con la committenza dell’arredo. Su uno di questi, infatti, è riportata “Concordia coniugali 1802 …F.”, mentre sull’altro “ ficem uxoriam”.
Tutte queste indicazioni, ci portano a identificare in Antonio Mascarone di Cesano un artigiano, a capo di una bottega dedita alla realizzazione di arredi per la borghesia milanese e lombarda di quegli anni, su imitazione delle produzioni del più celebre Giuseppe Maggiolini, ma caratterizzata da un’evidente semplificazione decorativa.

Bibliografia di riferimento:

– Alvar Gonzàlez-Palacios, Il tempio del gusto, ed. Longanesi, 1984;

– Clelia Alberici, Daniela Cuomo, Sandra Lebboroni, G. Villani, Civiltà del Legno, ed. SAGEP, 1985;

– Enrico Colle, Museo d’Arti Applicate, ed. Electa, 1996;

– Giuseppe Beretti, Laboratorio, ed. In Limine, 2005;

– Enrico Sala, Maggiolini & Co., ed. Anticonline, 2020.

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