Una camera per i Bianchi d’Adda, Bottega Maggiolini

Coppia di comò e comodino

Inizi del XIX secolo

Descrizione:

Coppia di comò a quattro cassetti e un comodino con anta e cassetto sotto piano. I mobili realizzati in noce massello sono impiallacciati principalmente in noce rigatino con intarsi in legni vari, non tutti identificati, tra cui acero, bosso, acero tinto, ciliegio, noce d’india e altri legni esotici. Sul fronte la dimensione dei cassetti segue la disposizione del decoro, pertanto un piccolo cassetto sotto fascia marca la partitura scandita dalle mensole intarsiate a foglia d’acanto poste sugli spigoli dei montanti a rilievo. Gli altri tre cassetti dei comò, vedono quello centrale più grande per poter accogliere la parte principale del motivo ornamentale che decora la grande riserva in noce rigatino del fronte; si tratta di un vaso contenuto da due delfini affrontati che tengono con le fauci il festone floreale cascante dalla girale fogliacea che prende vita dalla loro coda, il vaso è arricchito da una composizione floreale e poggia su un frammento roccioso.

Sui fianchi una riserva come quella del fronte contiene un vaso fiorito contenuto tra due girali fogliacee. Il comodino allo stesso modo presenta sull’anta un vaso fiorito trattenuto da volute fogliacee, nei fianchi una soluzione simile con un vaso a fiaccola con fiamma accesa mossa dal vento.

I piani quadripartiti sempre in noce rigatino hanno al centro una riserva a mandorla con decori floreali che è partita all’interno da due ventagli e un rosone centrale. I piedi sono a tronco di piramide.

Dimensioni: 93 x 128,5 x 61 cm (comodino 82 x 63,5 x 45 cm)

Analisi storico-stilistica:

Nel maggio del 1796 con la caduta del governo asburgico inizia per la bottega di Giuseppe Maggiolini un lungo periodo di difficoltà. Il venir meno delle commesse arciducali fu seguito a ruota dalla perdita dei principali committenti privati che, a causa dalla situazione di guerra e delle pesanti tassazioni imposte da Napoleone, non commissionarono più i preziosi mobili al celeberrimo intarsiatore. Soltanto dopo il 1804, quando Milano si preparerà per essere capitale del regno d’Italia e Maggiolini otterrà alcune commesse importanti ,miglioreranno le cose per la bottega. In questo momento nonostante il gusto fosse, nel frattempo, mutato in direzione del marziale stile Impero, la bottega potrà riorganizzarsi. Comincerà una produzione più massiva, per alcuni tratti anche seriale, dove pertanto troverà meno spazio la creatività soprattutto nelle forme, i disegni verranno riutilizzati su più produzioni, mentre crescerà la qualità esecutiva degli arredi. Attraverso una maggior organizzazione della bottega, oltre che ad una meccanizzazione di alcune lavorazioni, aggiunti all’esperienza acquisita dal capo bottega ma anche del figlio Francesco e degli aiutanti, la qualità del prodotto andrà a migliorare. Abbiamo così una maggior precisione negli intarsi ed una maggior autonomia dispositiva dei disegni, ma anche una costruzione più curata dei mobili.

Il gruppo di arredi qui descritto rientra in questa produzione, dove, per influenza anche del nuovo stile Impero che vuole i mobili liberi da intarsio , i disegni si riducono in quantità e si concentrano al centro degli spazi. Non abbiamo più la grande riquadratura con numerose riserve ognuna arricchita da intarsio tipica della fine del secolo precedente, quando Giocondo Albertolli in parte disegnava e senz’altro influenzava la produzione della bottega. Ora gli spazi si allargano, abbiamo un ricordo di quei lavori solo nella mandorla dei piani, mentre i disegni di fianchi e fronte vengono sospesi al centro di un piano di noce rigatino.

I disegni utilizzati sono tutti presenti nel del Fondo Maggiolini, oggi conservato al Castello Sforzesco nel Gabinetto dei Disegni e ci forniscono informazioni sull’epoca dell’arredo. In particolare quello del fronte C148 attribuito a Giuseppe Levati reca le scritte” Fac.te Comç Magio 1804” e “F.ta Comò D.na Teresa Crivelli”, nella parte alta del disegno c’è anche lo studio dell’angolo superiore di un comò molto simile a quello realizzato per quelli in esame. La mensola intarsiata sui dadi sotto piano è tratta dal disegno A 459, mentre il rosone dei piani corrisponde al B 818, che riporta la scritta “N°6.1/2 1804 8bre Cop.ti Sciff.ni / Bianchi Dada / Pa Giulini”. Sui fianchi, così come sul fronte, del comodino si trovano dei vasi con fiori e girali d’invenzioni diverse; in particolare l’intarsio sul fronte corrisponde al foglio C 305, un disegno a matita, penna e acquarello che riporta diverse annotazioni: “Fianchi comò Galardi e Luigi Castelli anche / nelle Antine Segrete Cas.li / 22 9.b. 1800 / Per i due Scifoni Venini Lug.io 1803 Fac.te”, “da ripetersi nel comò Visconti Ciceri Ag.to 1804 / faciate sciffoni Bianchi Dada 8.br.”. Sui fianchi del comodino è invece intarsiato un vaso a fiaccola con fiamma accesa mossa dal vento (disegno B 499 con iscrizione “Tavolino Cic.ri e Benz.i 1804 / Fianchi Sciff.i Bianchi Dada 8br”).

Il cofanetto appartiene alla produzione tipicamente svedese del periodo impero, databile agli inizi del XIX secolo. Generalmente indicato come scatoletta porta burro, sono noti sul mercato altri esemplari sempre in porfido, con la presa del coperchio in bronzo lavorato e dorato.

Come ben deducibile dalle scritte presenti sui disegni (tutti appartenenti al Fondo Maggiolini, conservato presso il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano), Giuseppe Maggiolini non realizzava completamente di sua mano gli arredi, ma, per lo più, sovrintendeva all’esecuzione attraverso l’aiuto del figlio e degli operanti, dando indicazioni e curando la qualità della fabbricazione; probabilmente il suo intervento era previsto nelle parti più delicate del lavoro. Significativa è l’attenzione che dedicava anche alla minima parte progettuale; preziose agli studi sono la messe d’informazioni e annotazioni che si possono ritrovare sui suoi fogli: a partire dal segnare i colori con i quali dovevano essere realizzati i petali degli intarsi floreali, alla specifica della commessa per la quale i disegni erano stati impiegati. Non ci sembra azzardato ipotizzare che questi arredi siano stati realizzati per la famiglia Bianchi D’Adda. Gli appunti scritti sui disegni fanno ripetutamente riferimento alla produzione fatta nell’ottobre 1804 per i Bianchi D’Adda. Non ultimo le posizioni di destinazione indicate sui disegni, corrispondono in maniera puntuale alla realizzazione degli intarsi sui mobili.

Bianchi

Altro dato importante da aggiungere alle nostre informazioni è la presenza fino a pochi anni fa a Palazzo Reale (ancora documentati in un vecchio catalogo di palazzo) e poi a Villa Carlotta (Giuseppe Beretti ed Enrico Colle poi, pubblicano) di una coppia di comò oggi dispersa con piano intarsiato in modo molto simile ai nostri non fosse per piccole varianti. Una autentica rarità i piani intarsiati per Maggiolini che preferiva di gran lunga rivestire i suoi comò con piani in marmo, più frequentemente in bigio bardiglio.

Bibliografia di riferimento:

– Enrico Colle, Fernando Mazzocca, Il Palazzo Reale di Milano, ed. Fondazione Cariplo, 2001;

– Enrico Colle, Il mobile neoclassico in Italia, ed. Electa 2005;

– Giuseppe Beretti, Alvar Gonzàlez Palacios, Giuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, ed. Inlimine, 2014.

– Enrico Sala, Maggiolini & Co., ed. Anticonline, 2020.

 

I mobili sono in possesso del permesso di libera esportazione

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