Romanae magnitudinis monumenta

quae urbem illam Orbis dominam velut redivivam exhibent posteritati; unito a Vestigi delle antichità di Roma Tivoli Pozzuolo e altri luoghi come si ritrovavano nel secolo M.D.

Pietro Santi Bartoli; Marco Sadeler
Typis Dominici de Rubeis; Gio. Iacomo de Rossi
1699; [1660]

Descrizione:

In folio oblungo. Legatura coeva in piena pergamena con titolo e fregi in oro su tassello al dorso, in buone condizioni: tracce di polvere e sporco soprattutto al dorso, tracce di polvere ai piatti, macchia bruna al piatto anteriore, spelatura all’angolo superiore esterno del piatto anteriore. Firma antica di possesso alla prima carta bianca. Tracce di polvere ai tagli. Carte ben conservate con sparse fioriture e macchie brune irregolarmente distribuite; pallida piccola gora di umidità all’angolo superiore esterno dalla tav. 28 della seconda opera fino alla fine del volume. Nella prima opera errore di impaginazione delle tavole da 9 a 20 (10,9,12,11,14,13..). Testo in lingua latina e in lingua italiana.

Dimensioni: 28 x 42 cm

Codice: LIARGR0190593

Analisi storico-stilistica:

Il nostro volume presenta due importanti opere uscite dalla tipografia della famiglia De Rossi, nel XVII secolo la maggiore officina per la produzione e il commercio di stampe artistiche a Roma, specializzata nelle descrizioni di Roma antica e moderna e dei suoi monumenti con una distribuzione a livello internazionale.

“Romanae magnitudinis monumenta quae urbem illam Orbis dominam velut redivivam exhibent posteritati veterum recentiorumque auctoritate probata quibus suffragantur numismata, et Musea principum praesertim fragmenta marmorea Farnesiana quae urbis antiquae ichnographiam continent restituta et aucta” è la prima delle due opere: impressa nel 1699 Cura, Sumptibus ac typis Dominici de Rubeis, Io: Iacobi haeredis ad Templum S.Mariae de Pace, presenta 138 tavole incise in rame: il frontespizio, un’elaborata composizione architettonica in cui si inscrive la dedica al Cardinale Hieronymo Casanate, 18 tavole dedicate alla storia romana e alla sua potenza militare, 118 tavole di ricostruzione degli antichi monumenti della città eterna.

Dalla descrizione del Cicognara, 3857: “Sotto ciascuna stampa leggonsi le dichiarazioni intagliate in rame; sono tav. 138 raccolte in questa Calcografia e riprodotte con questo frontespizio, le quali erano state impiegate precedentemente in simili opere, come vedesi dalle tavole ritoccate, e nuovamente numerate per ridurle in questo ordine.” L’Enciclopedia Treccani attribuisce questo capolavoro a Pier Santi Bartoli, che è riportato come incisore in calce alla tavola di dedica dell’opera: “La reputazione di architetto, o meglio di studioso di architettura, del Bartoli è legata alla ricostruzione da lui proposta, nell’atto di inciderli in rame, di molti fra i più insigni monumenti dell’Urbe A metà strada fra il cinquecentesco Speculum di A. Lafréry e le settecentesche Antichità di G. B. Piranesi, il Bartoli assume per suo conto, con una preparazione ed una disposizione d’animo più vicine a quella spiccatamente archeologica del primo che a quella essenzialmente lirica e in un certo senso drammatica del secondo, il tema della “magnificenza di Roma” e lo sviscera con una tenacia ed una costanza che durano un’intera vita, estendendolo alle pitture, alle lucerne sepolcrali, alle monete, alle gemme antiche”. Nelle 118 tavole i monumenti dell’antica Roma vengono riproposti nella loro integrità in incisioni dai tratti netti e nitidi.

Tutt’altro carattere ha l’opera seguente: Vestigi delle antichità di Roma Tivoli Pozzuolo e altri luoghi come si ritrovavano nel secolo M.D., impressi da Gio. Iacomo de Rossi alla Pace, sul cantone, all’insegna di Parigi, senza indicazione di data (ma 1660): qui protagonista è la Roma del XVI secolo con vedute in cui le rovine degli antichi monumenti si inseriscono come sfondo alla vita delle piccole figurette che animano le scene. L’incisore è Marco Sadeler, membro della più grande e probabilmente più nota tra le dinastie di incisori fiamminghi che operarono in Europa nei secoli XVI, XVII e seguenti, sia come artisti che come editori. Marco riproduce un precedente lavoro di Aegidius Sadeler, incisore di corte di Rodolfo II, edito a Praga nel 1606, reincidendo i rami.

A sua volta quest’opera era in parte una riproduzione in formato ridotto dell’opera “I vestigi dell’antichità di Roma raccolti et ritratti in perspettiua con ogni diligentia da Stefano du Perac parisino”, pubblicato a Roma presso Lorenzo della Vaccheria nel 1575. Le stesse 38 vedute di Roma, precedute da un bel frontespizio figurato e da una dedica a Matteo Wachker da Wachkenfeld Consigliere Aulico, vengono riproposte in uno stile più ricco di chiaroscuri e ad esse si aggiungono 2 vedute di Tivoli, 7 di Baia e Pozzuoli, 1 di Barland nella Zelanda e 1 del Castello di Vissehrad in Boemia.

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Antiquariato, Arte e Design

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