- Matrimonio mistico di Santa Caterina | Dipinto antico
La tela raffigura il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria. Al centro della composizione, Gesù Bambino, seduto in grembo alla Vergine, porge l’anello alla santa, che reclina dolcemente il capo verso Maria, mentre quest’ultima le cinge le spalle.
Caterina indossa un diadema e un sontuoso mantello broccato nei toni del rosa e dell’oro, bordato di pelliccia bianca. Tre angeli assistono alla scena, uno dei quali reca un serto di rose, simbolo di purezza. Le figure emergono dal fondo scuro attraverso morbidi passaggi chiaroscurali, con ampi panneggi e delicati effetti luministici.
Dimensioni: 137 x 175 cm
Codice: ARARPI0322402
L’opera si inserisce nella produzione matura di Domenico Maria Canuti, protagonista della pittura bolognese del secondo Seicento. Formatosi nella tradizione dei Carracci e di Guido Reni (del quale frequentò la scuola, seppur dopo la sua morte), l’artista sviluppò un linguaggio personale, arricchito dall’esperienza del barocco romano grazie a due soggiorni, tra i quali una lunga permanenza tra il 1672 e il 1676. Fondamentali furono inoltre la conoscenza della potenza espressiva di Mattia Preti e delle opere mantovane di Rubens, che gli consentirono di superare una mera ripresa classicista, a favore di un approccio innovativo e da un linguaggio oramai maturo.
La costruzione delle figure in scorcio, la morbidezza dei panneggi e la resa dei volti trovano significativi confronti negli affreschi della Biblioteca di San Michele in Bosco a Bologna (1677-1680), e nella Sibilla e un angelo in collezione privata; in particolare nel mantello rigonfio e nei tratti somatici della santa che trovano riscontri in queste due opere.
Particolarmente stringente è il rapporto con altre due versioni del medesimo soggetto attribuite a Canuti, dalle quali la presente tela si distingue per la presenza di un terzo angelo e per la decorazione del mantello della santa. I confronti stilistici con opere avanzate nella carriera di Canuti, consentono di collocare il dipinto tra il rientro del pittore a Bologna nel 1677 e la sua morte nel 1684.
L’opera è corredata dalla perizia del Professor Giuseppe Sava.
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