Gueridon, Regno delle Due Sicilie

Primo quarto del XIX secolo

Descrizione:

Gueridon sorretto da tre montanti intagliati con piedi leonini e nella parte superiore con delle cariatidi, a reggere la fascia sottopiano. Le figure femminili sono stanti, abbigliate secondo il gusto egizio: indossano un vestito scollato che lascia scoperti i seni, stretto in vita da una cintura, portano dei bracciali e delle collane, mentre i capelli sono acconciati secondo il gusto egizio, con treccine che ricadono ordinatamente sulle spalle. Queste figure sono in parte ebanizzate, per realizzare la pelle, mentre gli abiti e i dettagli sono dorati.
Le gambe sono connesse da un pianetto a forma di triangolo concavo.
Il piano circolare è in alabastro, racchiuso entro una cornice impiallacciata in ciliegio.

Dimensioni: h 87 cm, diametro 78,5 cm

Analisi storico-stilistica:

Particolare caratteristico del gueridon in esame è la soluzione adottata nella realizzazione dei montanti. Le cariatidi egizie con la parte a rappresentare la pelle ebanizzata, mentre gli abiti, i gioielli e le chiome dorati, si ritrovano in vari arredi di manifattura siciliana e databili sempre nello stesso arco cronologico.

A tal proposito, sono possibili dei confronti con mobili conservati presso palazzo Malaspina a Palermo, in particolare un gueridon nel quale il balaustro centrale è costituito da telamoni, dunque figure maschili, pure qui abbigliate secondo il gusto egizio. Riscontri sono possibili anche con un tavolo di Palazzo Mirto, sempre nel capoluogo siciliano. Anche in questo esemplare il piano è sostenuto da quattro cariatidi ispirate alla statuaria antica, che in questo caso guarda però più al mondo ellenistico, piuttosto che a quello egizio.

Dal punto di vista strutturale, sono possibili dei confronti con un altro tavolino conservato presso il Museo di Capodimonte di Napoli (inv. 1907, n. 3976) e indicato come di manifattura siciliana. Analoga è la modalità di incassare il piano in marmo. La costruzione in pioppo lascia pensare che la produzione di questi tavoli non fosse solo siciliana come la tradizione antiquariale ha sempre pensato, ma che vi fosse anche una produzione partenopea, probabilmente attiva col ritorno di Ferdinando a Napoli dopo l’esilio a Palermo.

Bibliografia:

Civiltà dell’Ottocento. Le arti figurative, catalogo della mostra (Napoli, Museo di Capodimonte, Caserta; Palazzo Reale, 25 ottobre 1997 – 26 aprile 1998), Electa Napoli, 1997;

– Enrico Colle, Il mobile Impero in Italia. Arredi e decorazioni d’interni dal 1800 al 1843, Milano, Electa, 1998, pp. 38-39, n. 3.

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