- Hans Patsch, Due Angeli | Antiquariato Barocco
Coppia di angeli in legno intagliato, dipinto e dorato, raffigurati in pose speculari, con le braccia distese e le grandi ali spiegate, caratterizzate da piume policrome nei toni dell’oro, del rosso e del verdazzurro. Le figure indossano lunghe tuniche bruno-rossicce, animate da fitte pieghe spigolose, sulle quali si sovrappongono marsine dorate strette in vita e che lasciano intravvedere il fermaglio romboidale sottostante. I volti paffuti, dagli occhi chiari e dalle labbra carnose, sono incorniciati da folte chiome a boccoli, disposti a raggiera.
Dimensioni: 55 × 48 × 19 cm; 65 × 37 × 18 cm
Codice: ARARAR0322403
Le due sculture sono riconducibili alla produzione di Hans Patsch, intagliatore tirolese attivo nella prima metà del Seicento, formatosi inizialmente nell’ambito della tradizione tardomanierista e successivamente presso la bottega di Christoph Rodt, tra il 1619 e il 1623. Il suo linguaggio, ormai pienamente barocco, si distingue per il trattamento dei panneggi, articolati in superfici sfaccettate che accentuano gli effetti luminosi della doratura, e per la caratteristica resa dei volti e delle capigliature.
Particolarmente significativi sono i confronti con le sculture dell’altare del Crocifisso a Pfunds-Stuben, documentato al 1630, soprattutto con il san Giovanni evangelista per il panneggio e i boccoli raggianti, e con la Madonna per i caratteri fisionomici del volto pieno, quali gli occhi sporgenti e la fossetta sul mento carnoso. Ulteriori affinità emergono con gli angeli della cimasa dell’altare di San Michele a Imst, sia nelle pose e nell’abbigliamento che nella policromia oro e bruno-rossiccia. Ma riscontri che sottolineano la soluzione attributiva si evidenziano soprattutto nella definizione dei visi e nella modalità di trattazione dei capelli.
La provenienza altoatesina delle opere e il confronto con la produzione successiva dell’artista, in particolare con gli angeli di Parcines, consentono di collocarle nei primi anni Trenta del Seicento, durante la sua attività nell’area meranese.
In origine erano plausibilmente collocati entro una struttura lignea liturgica, verosimilmente un frontone di altare, come si evince dalla specularità delle pose e dalla gestualità bilanciata.
L’opera è corredata dalla perizia del Professor Giuseppe Sava.
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