- Conigli e Uccelli Vivi con Cacciagione, XVII secolo
Su uno sfondo completamente buio sono collocati diversi animali: alcune prede di cacciagione, ovvero quattro diversi uccelli appesi per le zampe o poggiati su un piano (pressochè invisibile) e, sullo stesso piano, tre conigli accucciati e due uccelli che passeggiano.
Animali vivi e animali morti sono armonicamente disposti a mescolarsi, e solo l’osservazione attenta permette di riconoscerne la vitalità o la rigidità della morte: è lo sguardo vivo degli occhi di conigli e uccelli e il movimento di questi ultimi a identificarne lo stato vitale.
Risaltano nell’opera le capacità tecniche dell’artista, evidenti soprattutto nei virtuosismi del pennello nel descrivere le particolarità anatomiche degli animali, con piumaggi, epidermidi e pellicce ben differenziati nei dettagli.
Il dipinto è stato in passato sottoposto a restauro e ritelatura. È presentato in cornice antica.
Dimensioni:
Altezza: 91 cm, Larghezza: 113 cm
(in cornice Altezza: 111 cm, Larghezza: 133 cm)
CODICE: ARARPI0313845
Di sicura scuola genovese, l’opera è attribuibile a Sinibaldo Scorza (1589 – 1631), pittore attivo nella città di Genova ove studiò presso la casa-atelier del pittore Paggi, non solo bottega ma anche luogo di ritrovo per intellettuali: qui il giovane Sinibaldo trovò i suoi riferimenti figurativi e potè attingere ad una biblioteca vasta e variegata per quel tempo. A casa Paggi conobbe il poeta Giovan Battista Marino, che poi divenne uno dei suoi committenti, ed è qui che cominciò ad impratichirsi con l’arte del disegno, dell’incisione e della miniatura di carattere naturalistico, con l’attenzione rivolta soprattutto agli animali.
La produzione dello Scorza ci è nota grazie all’inventario post mortem redatto dal suo primogenito Giovanni nel 1631, che consente di entrare nella sua casa genovese a poche ore dalla morte e osservare ciò che lasciò agli eredi: i disegni suoi e di altri artisti che lui amava, i dipinti, le raccolte di stampe, nonché un numero consistente di 31 libri, che anche in assenza dei titoli attestano comunque la vasta cultura del pittore (purtroppo molte opere e disegni sono andati distrutti nell’incendio della sua casa, avvenuto durante l’attacco alla città di Voltaggio per mano dei soldati francesi, alleati con i Savoia, avvenuto nel 1625).
Scorza studiava gli animali dal vero, facendone schizzi e disegni precisi e dettagliati, con una incredibile capacità di cogliere gli aspetti salienti sia dal punto di vista pittorico che dal lato scientifico, tipico dei nuovi interessi di quel tempo. Accanto ai disegni, troviamo sui fogli anche annotazioni dettagliate dell’artista per esempio sulle posizioni di zampe, sulla tipologia e colore del pelo, solo per nominarne alcune. Per tal emotivo egli realizzò anche molteplici dipinti di piccolo formato in cui l’animale è indiscusso protagonista e spesso anche unico elemento finito della composizione, con gli sfondi terminati spesso in modo sommario o anche lasciati incompiuti: lo scopo era appunto studiare le morfologie, le pose, gli atteggiamenti degli animali ai fini di costruire un repertorio utile per l’inserimento delle figure in composizioni più ampie e articolate.
Sinibaldo Scorza difatti non dipinse solo animali, ma soggetti vari, paesaggi, scene mitologiche o di genere, vedute e scorci delle città in cui soggiornò.
A rafforzare la sua propensione naturalistica fu in particolare il contatto con i grandi fiamminghi conosciuti a Torino e poi incontrati nuovamente a Roma: in tutte le sue opere si ritrova quella particolare attenzione per l’aspetto naturalistico colto in dettagli precisi, con la natura, gli alberi, i vari animali ad animare un paesaggio che può essere anche arcadico ma sempre connotato dal forte sapore tassonomico.
Le favole mitologiche, i soggetti biblici o letterari furono per lo Scorza (grande lettore dalla vasta cultura letteraria) un pretesto per lo studio di paesaggi ricolmi di animali caratterizzati dettagliatamente uno per uno.
Non a caso il suo soggetto preferito fu Orfeo che incanta gli animali col suono della lira, di cui si conoscono almeno nove o dieci versioni tra grandi e piccolissime, ma tutte si differenziano di poco: son gli stessi animali domestici e feroci in dolce connubio che fanno corona ad Orfeo seduto a terra.
Anche per gli scorci di paesaggio il metodo dello Scorza fu quello dello studio preliminare en plein air, tanto che esistono ancora degli schizzi dal gusto quasi impressionista e dove l’artista annota con una sua personale legenda fatta di lettere, i diversi colori da dover usare per il lavoro finale.
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