C’è una fiera che, anno dopo anno, sta diventando sempre più chiaramente un punto fermo nel calendario italiano dell’arte e dell’alto antiquariato: è IFA – Italian Fine Art, a Bergamo. Un appuntamento che non si limita a “esporre bellezza”, ma racconta un mercato in trasformazione e un modo diverso di vivere — e scegliere — le opere del passato.

L’edizione 2026 si svolge dal 16 al 25 gennaio alla Fiera di Bergamo, organizzata da Promoberg, e conferma una crescita percepibile sia nella qualità delle proposte sia nella maturità del pubblico.

Da rassegna locale a riferimento nazionale

IFA nasce nel 1991 come “Rassegna dell’Antiquariato” nel Castello di Calepio: un contesto storico, suggestivo, quasi simbolico. Da lì, negli anni, la manifestazione ha saputo evolversi: prima consolidandosi come appuntamento per l’antiquariato, poi aprendosi progressivamente anche a arte moderna e contemporanea, senza perdere la propria identità.

Oggi IFA si presenta come una fiera dal respiro nazionale, ospitata negli spazi della Fiera di Bergamo, capace di mettere in dialogo categorie e linguaggi che fino a non molto tempo fa erano “separati per definizione”.

Una fiera italiana, con un DNA fortemente del Nord

IFA è profondamente italiana — e si sente. La maggior parte degli espositori proviene dall’Italia, con una forte concentrazione dal Nord, in particolare dalla Lombardia (Milano, Bergamo, Brescia), e una presenza rilevante anche da Piemonte ed Emilia-Romagna.

 Un dato che non è un limite: al contrario, racconta una filiera viva, competente, fatta di gallerie e antiquari che lavorano con continuità, archivi, relazioni e una capacità sempre più raffinata di intercettare gusti contemporanei. È proprio questo che rende IFA interessante: non è un evento “solo per addetti ai lavori”, ma una piattaforma in cui si percepisce chiaramente un cambio di passo.

Alto antiquariato, sì. Ma non più “statico”

IFA è — e rimane — dedicata all’alto antiquariato e all’arte antica. E la solidità della proposta antiquariale è evidente: dipinti, arredi di grande pregio, tappeti, oggetti rari. Una base robusta, che parla di competenza e selezione.Ma ciò che colpisce, visitandola davvero, è un altro aspetto: l’antiquariato non viene più presentato come un mondo chiuso, da ammirare come in una teca.

Sempre più spesso, viene invece proposto come qualcosa che può vivere dentro un’abitazione contemporanea.

E qui IFA mostra la sua direzione: l’antico non è più soltanto “da collezionare”, è anche da abitare.

Lo stand FineArt: una casa (vera) in cui le epoche convivono

All’interno di questo scenario, la presenza di FineArt by Di Mano in Mano è perfettamente coerente: uno stand che non costruisce una vetrina, ma un interno.
Un ambiente pensato come una casa, dove le opere non sono isolate per categoria, ma inserite in una narrazione visiva fatta di contrasti, armonie e continuità.La cifra di FineArt — fin dalla nascita — è chiara: integrare epoche e stili, valorizzando gli spazi e l’identità di ogni oggetto, senza trasformare la selezione in un catalogo diviso per reparti.

Nel percorso espositivo convivono infatti:

  • arredi di altissimo livello antiquariale
  • pittura antica
  • suggestioni Liberty
  • oggetti e arredi di design
  • accenti di arte moderna e contemporanea

Una commistione che non è casuale, ma progettata: perché è esattamente così che oggi si costruisce un ambiente colto e personale.

Il contrasto come suggerimento pratico

La parte più interessante — e anche la più “utile” per chi visita — è che l’allestimento diventa un’idea concreta da portarsi a casa:
come affiancare un divano di design color block a dipinti ottocenteschi di paesaggio, come inserire un mobile importante in uno spazio moderno, come rendere l’antico un elemento vivo, non museale.

Non tutti gli stand scelgono questa strada: molti propongono un’esposizione più tradizionale, monografica o per categoria (solo tappeti, solo dipinti, solo oggetti). Proprio per questo, la presenza di allestimenti “ibridi” risalta ancora di più: perché intercetta un modo attuale di collezionare e arredare.

Un pubblico che cambia: giovani, appassionati, progettisti

Anche il pubblico racconta qualcosa: a IFA non si vedono solo intenditori “di lunga data”, ma giovani appassionati, collezionisti in formazione, persone in cerca di idee per arredare casa, e visitatori che si avvicinano all’antico con curiosità, non con timore reverenziale.

In questo senso, la fiera funziona come una fotografia perfetta del presente: l’antiquariato è tornato desiderabile perché è tornato interpretabile.

Perché IFA conta, oggi

Nel 2025–2026, il mondo delle antichità non è più soltanto un territorio per pochi: si allarga a un pubblico trasversale, sempre più informato e consapevole.
E in Italia — dove convivere con la storia è naturale, nelle città come nelle case — gli oggetti d’epoca stanno tornando a emergere come:

  • asset culturali ed economici
  • elementi identitari
  • strumenti decorativi di grande forza

Le contaminazioni tra antichità e design moderno si moltiplicano: architetti e interior designer reinterpretano pezzi storici con libertà, creando ambienti dove il passato non pesa, ma sostiene.

E IFA Bergamo, in questo, è un osservatorio privilegiato: una fiera che cresce, si affina, e dimostra che il futuro dell’antiquariato non è la nostalgia, ma la relazione.

FineArt by Di Mano in Mano a IFA 2026

FineArt partecipa come espositore a IFA – Italian Fine Art, portando a Bergamo la propria visione fatta di dialoghi tra epoche, accostamenti inattesi e qualità museale, dentro un’idea di casa contemporanea.