Testa Femminile, Andrea del Sarto, ambito di, post 1522

Testa Femminile
Tempera su tavola

Descrizione:

Tempera su tavola raffigurante una figura femminile a mezzo busto; indossa un abito rosso sopra una tunica chiara, mentre sulla spalla destra è poggiato un drappo verde. I capelli rossi sono raccolti con una scriminatura centrale e sono in parte coperti da un copricapo candido; il viso pieno presenta un’espressione assorta: lo sguardo pensieroso, le sopracciglia arcuate e le labbra lievemente corrucciate.

Presentato in cornice realizzata con parti di un’antica cornice di dimensioni maggiori.

Dimensioni: 47,5 x 36,5 cm, con cornice: 104 x 83,5 cm

 

CODICE: ARARPI0097215

Analisi storico-critica:

La nostra tavola in esame è una delle numerose derivazioni da un affresco andato perduto di Andrea del Sarto, realizzato nel 1522 per un tabernacolo collocato in prossimità di Porta Pinti a Firenze.

Nonostante non ci sia pervenuta, l’opera è nota grazie alle principali fonti documentarie, prime tra tutte il Vasari. L’artista e biografo ricorda l’affresco come una Madonna con Bambino e san Giovannino, Gesù in braccio alla Madre e il piccolo santo sorridente. Particolare interessante è come l’aretino, assiduo frequentatore della bottega del Sarto, specifichi che per il volto della Madonna abbia preso a modello quello della moglie, Lucrezia di Baccio del Fede.

Agli inizi del Settecento l’opera versava già in condizioni precarie (è ricordato da Bottari e da Baldinucci), ma almeno fino al 1880 era ancora esistente (si veda Milanesi).
La fortuna della quale godette fu certamente molta, come dimostrano le numerose derivazioni. John Shearman indica le varie copie, caratterizzate dal riprodurre in modo fedele le figure, mentre maggiore licenza era prevista per lo sfondo, quasi sempre variato.

La tavola in esame si colloca in questa produzione, proponendo il solo volto di Maria. I tratti fisiognomici, l’atteggiamento e l’espressione assorta trovano pieno riscontro con le altre opere note. Anche la tavolozza acida impiegata è chiaramente espressione del gusto manierista cinquecentesco del quale il Sarto si fece promotore e che venne poi adottato dai numerosi artisti della sua cerchia.

Bibliografia di confronto:

– Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue, insino a’ tempi nostri, Firenze 1550, edizioni Torino 1986, vol. II, pag. 713;

– R. Borghini, Il Riposo, prefazione e note di G. S. Bottari, Firenze 1730, pag. 344, nota 1; 

– Filippo Baldinucci, Notizie de’ Professori del Disegno da Cimabue in qua, Firenze 1728, vol. III, pag. 205;

– G. Milanesi in Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti archtetti, pitori et scultori italiani, da Cimabue, insino a’ tempi nostri, Firenze 1568, a cura di G. Milanesi, Firenze 1880, p. 344, nota 1.

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