Orologio da parete

Venezia 1720 ca.

Descrizione:

Una larga cornice intagliata e dorata fa da struttura ad una seconda cornice che funge da anta apribile composta da due modanature intagliate contenenti riserve a specchio molato, al centro una mostra d’orologio a specchio al cui centro spuntano le due lancette in ottone.
Sul retro dell’orologio da parete, la struttura contiene il meccanismo che doveva essere inserito ad incasso in una boiserie. La parte in legno presenta un raffinatissimo intaglio con racemi foglie e fiori. Gli specchi sono raffinatamente molati , sulle quattro riserve inclinate della cornice sono raffigurati dei profili all’antica entro festoni d’alloro, affiancati da panoplie militari; anche ai quattro angoli della mostra sono incise delle raffinatissime panoplie con tamburi, bandiere, picchi armi frecce ecc.

I numeri riportati ad inchiostro sono sia in cifra romana che araba, al centro una finestrella permette di segnare il giorno o la notte. Il meccanismo coevo è in ottone e fissato alla struttura in abete. Rotture antiche dello specchio centrale furono fissate con delle borchie.

Analisi storico stilistica:

Piuttosto insolito e raro questo orologio da parete, che racchiude due delle passioni dell’arredare degli inizi del XVIII sec. La prima è quella delle macchine per misurare il tempo, la seconda è l’uso degli specchi per amplificare e aumentare la luce nelle stanze per lo più buie, è infatti il momento in cui nascono le sale degli specchi con le grandi boiserie che contengono grandi “luci”(così erano definiti gli specchi negli inventari) all’interno di pannellature intagliate e dorate o dipinte. La predisposizione all’incasso dell’orologio di questa cornice ci indica in modo abbastanza inconfutabile che dovesse appunto essere parte di un rivestimento parietale più grande. L’intaglio è di grandissima qualità come solo le migliori cose Veneziane in quegli anni, il gusto dell’intaglio è molto d’oltralpe con questi spigoli dove si intrecciano volute e fiori.

Venezia appare in tutta la sua grandezza nella raffinatezza degli specchi; la qualità dell’incisione e la precisione sono davvero alte, purtroppo debitorie dello stato di conservazione, più che per la rottura, per la caduta di buona parte dell’argento steso attraverso la tecnica del mercurio sul retro dei vetri, caduta che rende difficile la lettura dell’incisione. Esempi di un intaglio molto simile sono riscontrabili nel gruppo di gueridòn del Portego di Cà Rezzonico a Venezia, oltre che su alcuni dossali e parti intagliate di cori e sacrestie. Per la lavorazione dei vetri anche qui ci si può rivolgere allo stesso museo ma anche alle bellissime specchiere di Soragna dove sono incise panoplie simili a quelle della cornice qui descritta, sia quelle laterali che le più grandi centrali, in quel caso il marchese Niccolò Meli Lupi le volle anche parzialmente dorate.

Come si scopre dagli inventari per la realizzazione delle specchiere fu ingaggiato lo “specchiaio Vincenzo Dalla Vedra” pagato alla consegna nell’aprile del 1701, la somma di 3100 Lire. Interessante scoprire anche quanto fossero costosi gli specchi lavorati veneziani all’epoca e quale fosse il prestigio degli stessi visto che il marchese, per il matrimonio, li fa arrivare a Parma via barca sul Po’ attraverso un lungo e complesso trasporto. Ora non possiamo sapere con certezza se si tratti o meno dello stesso artigiano, ma indubbiamente la qualità esecutiva è molto prossima e gli anni di realizzazione devono essere più o meno gli stessi.

Il Portego di Ca Rezzonico a Venezia

Bibliografia:

–  Clelia Alberici, Il Mobile Veneto, ed. Electa 1980

– G. Cirillo –G. Godi, Soragna, ed. Franco Maria Ricci 1996

– G. Morazzoni, Il Mobile Veneziano del ‘700, ed. Gorlich 1958

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