{"id":1440,"date":"2021-01-26T09:37:31","date_gmt":"2021-01-26T08:37:31","guid":{"rendered":"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/?p=1440"},"modified":"2023-07-14T15:15:00","modified_gmt":"2023-07-14T13:15:00","slug":"giuseppe-maggiolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/giuseppe-maggiolini\/","title":{"rendered":"Giuseppe Maggiolini"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>Nato a Parabiago il 13 novembre 1738, Giuseppe Maggiolini rimane presto orfano ed \u00e8 accolto dai monaci cistercensi presso il monastero di Sant\u2019Ambrogio della Vittoria. Qui frequenta il laboratorio di falegnameria e apprende l\u2019antica pratica dell\u2019intarsio ligneo.<br>In questi stessi anni riceve i precetti dell\u2019erudito sacerdote Antonio Maria Coldiroli (1728-1793), al tempo insegnante presso il blasonato Collegio Cavalleri.<br>Egli impartisce al giovane Maggiolini lezioni di disegno e architettura da libri e trattati del Cinquecento italiano.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>Non ancora ventenne Giuseppe Maggiolini \u00e8 gi\u00e0 attivo come falegname con una propria bottega che affaccia direttamente sulla principale piazza di Parabiago.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1758 nasce il suo primo figlio Carlo Francesco (1758-1834) che lo affiancher\u00e0 nel lavoro per tutta la vita.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:66.66%\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2815-1024x683-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1442\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2815-1024x683-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2815-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2815-1024x683-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:33.33%\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2886-1-683x1024-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1444\" width=\"182\" height=\"271\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2888-1024x683-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1450\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2888-1024x683-1-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2888-1024x683-1-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2888-1024x683-1-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2894-1024x683-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1451\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2894-1024x683-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2894-1024x683-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2894-1024x683-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Nei suoi primi anni di attivit\u00e0 Maggiolini esegue mobili pienamente Rocaille, contraddistinti da linee mosse e nervose.<\/h5>\n\n\n\n<p>Ne sono testimonianza una coppia di tavoli da gioco in legno di noce e cornici ebanizzate firmati dallo stesso Maggiolini e datati 1758, oggi in collezione privata.<br>Di qualche anno successiva \u00e8 la commode \u00e0 pieds elev\u00e9e conservata presso le Civiche Raccolte milanesi.<br>Dalle eleganti proporzioni, la commode \u00e8 interamente rivestita da ampi fogli di radica di noce che esaltano l\u2019esile e aggraziato decoro rocaille, intarsio in legno di bosso finemente ombreggiato e profilato. Queste prime opere sono legate dai medesimi modelli ispiratori: le tavole di Franz-Xavier Habermann pubblicate a partire dal 1756 dell\u2019editore Hertel ad Augsburg che rappresentano mobili disegnati secondo le pi\u00f9 estreme forme Rocaille.<br>Il giovane Maggiolini si mostra cos\u00ec pienamente capace di declinare il mobile lombardo secondo il pi\u00f9 aggiornato gusto europeo.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Ben presto la notoriet\u00e0 del giovane e promettente ebanista giunge nella Milano arciducale, probabilmente grazie al marchese Giovanni Battista Moriggia, nobiluomo con propriet\u00e0 nella Parabiago di Maggiolini e detentore dell&#8217;omonimo palazzo milanese.<\/h5>\n\n\n\n<p>Le buone relazioni a corte valgono al Moriggia l\u2019organizzazione dei festeggiamenti per le nozze tra l\u2019arciduca Ferdinando e Maria Beatrice d\u2019Este, celebrate nel 1771.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 nella Milano di quegli anni che Maggiolini conosce e si lega in un proficuo sodalizio con il decoratore e stuccatore Agostiono Gerli (1744-1821). Dopo aver trascorso sei anni nell\u2019atelier di Honor\u00e9 Guibert (1720-1791) col quale lavora alle decorazioni del Petit Trianon di Versaille, Gerli torna a Milano dove inaugura nel 1769 con i fratelli Giuseppe e Carlo un laboratorio di decorazioni e arredi. Giunge cos\u00ec a Milano un gusto aggiornato secondo la moda francese.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"512\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2892-1024x683-1-768x512-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1456\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2892-1024x683-1-768x512-1.jpg 768w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2892-1024x683-1-768x512-1-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Libreria <em>Giuseppe Speluzzi<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>Nella sua bottega di Parabiago Maggiolini esegue mobili su progetto di Gerli, secondo le forme della Rocaille parigina, caratterizzati da rari legni esotici, tinti e ombreggiati, intarsi policromi, preziosi bronzi dorati e finemente cesellati. In questa produzione rientrano due mobili conservati presso le Raccolte artistiche del Comune di Milano: un piccolo tavolo da lavoro e una commode con cineserie tratte dalle stampe di Antoine Watteau (1684-1721) e impreziosita da bronzi dorati con cineserie, mascheroni e serpenti ispirati alla Nouvelle Iconologie di Jean-Charles Delafosse (1734-1791).<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora su progetto di Agostino Gerli, nel 1773 Giuseppe Maggiolini esegue una scrivania su commissione dell\u2019arciduca Ferdinando, inviata come dono alla madre, l\u2019imperatrice Maria Teresa d\u2019Austria. Conservata presso il M\u00f6bel Museum di Vienna, la scrivania reca a intarsio, su piano e fianchi, cineserie d\u2019invenzione di Giuseppe Levati (1739-1828).<\/p>\n\n\n\n<p>Gusto e moda cambiano per\u00f2 repentinamente nell\u2019Europa di quegli anni. Giungono a Milano le nuove direttive imperiali di Maria Teresa che impongono all\u2019architettura il recupero della classicit\u00e0. Le due figure cardine, veicolo del nuovo stile, sono Giuseppe Piermarini (1734-1808), nominato nel 1769 Architetto Regio Imperiale, e il ticinese Giocondo Albertolli (1742-1839) chiamato a Milano nel 1774 per occuparsi delle decorazioni del nuovo palazzo di corte. Di conseguenza anche gli arredi devono presto adattarsi ai dettami del nuovo classicismo.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Giuseppe Maggiolini \u00e8 insignito dall&#8217;arciduca Ferdinando del brevetto di Intarsiatore delle Loro Altezze Reali, divenendo cos\u00ec fornitore dei palazzi di corte.<\/h5>\n\n\n\n<p>L\u2019ebanista di Parabiago esegue su commissione dell\u2019arciduca mobili pensati come preziosi donativi: una commode \u00e8 inviata a Modena al suocero Ercole III d\u2019Este, uno scrittoio a Napoli per la sorella Maria Carolina, un secr\u00e9taire a Parma all\u2019altra sorella Maria Amalia, un tripode \u00e8 inviato a San Pietroburgo come dono allo zar e un quadro intarsiato a Varsiavia per il re di Polonia Augusto Poniatowski.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni a venire vedono le grandi famiglie cittadine aggiornare ville e palazzi secondo le nuove direttive di gusto. Divenuti ormai status symbol, gli arredi eseguiti dall\u2019ebanista di Parabiago sono sempre pi\u00f9 richiesti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1777 il banchiere Antonio Greppi commissiona a Giuseppe Maggiolini una coppia di commodes. Questi due imponenti mobili oggi spaiati, uno presso le Civiche raccolte milanesi, l\u2019altro in collezione privata, sono eseguiti su progetto di Agostino Gerli, forse l\u2019ideatore dell\u2019ingegnoso meccanismo ad anta centrale che, una volta sollevata, rientra nel corpo del mobile rendendo disponibili i due cassetti interni. Su questi grandi tableaux di facciata, come sui fianchi, sono tradotte a intarsio dall\u2019ormai abile ebanista di Parabiago,<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>allegorie figurative di virt\u00f9 su disegno del giovane Andrea Appiani (1754-1817). La commode oggi in collezione pubblica \u00e8 senza dubbio una delle creazioni pi\u00f9 rappresentative di Maggiolini, gi\u00e0 definita da Alvar Gonz\u00e0lez-Palacios \u201copera monumentale, [\u2026] ritenuta da sempre una delle pietre miliari dell\u2019ebanisteria neoclassica italiana. E forse europea\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Un&#8217;altra importante commessa arriva nel 1784 dal marchese di Genova Domenico Serra.<\/h5>\n\n\n\n<p>Rinnovato il suo palazzo secondo il pi\u00f9 aggiornato gusto francese su progetto di Charles de Wailly (1730-1798), il marchese commissiona un importante arredo a Giuseppe Maggiolini. Si tratta di una commode rivestita su tutta la superficie da finissimi intarsi e impreziosita da bronzi dorati. E\u2019 sempre Agostino Gerli che ne definisce l\u2019impianto, mentre per il partito decorativo Maggiolini si affida ancora una volta a Giuseppe Levati. Dell\u2019importante mobile, andato perduto durante il bombardamento che nel 1942 distrusse l\u2019intero palazzo, si conserva il cartone preparatorio e una fotografia scattata nel 1874.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Per le nozze celebrate nel 1789 tra Lodovico Busca e Luigia Serbelloni, Giuseppe Maggiolini esegue due commodes monumentali, gi\u00e0 definite da Giuseppe Beretti \u201cil capolavoro di tutta la sua carriera\u201d.<\/h5>\n\n\n\n<p>Il progetto, secondo il gusto Louis XVI, spetta a Giocondo Albertolli, le tarsie con figurazioni mitologiche ispirate al tema dell\u2019amore e giochi di putti sono invece eseguite su disegno di Andrea Appiani. I grandi tableaux frontali, le cariatidi femminili in legno dorato e gli ippogrifi di bronzo originali cinquecenteschi, suggeriscono una rilettura del cassone rinascimentale in chiave neoclassica.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono anni felici per la bottega di Parabiago che congeda arredi di qualit\u00e0 sempre elevata. Tavoli, secretaires, commodes, scrivanie, piccoli cofanetti, tutti mobili progettati con cassetti e segreti dagli ingegnosi meccanismi. Gradualmente scompaiono i bronzi dorati per lasciare il posto a tessere di legni ombreggiati mediante brunitura nella sabbia rovente. I repertori figurativi finemente intarsiati sono sempre pi\u00f9 spesso eleganti racemi, mazzi di fiori e capricci dall\u2019antico: tripodi, cippi, vasi e obelischi, invenzioni derivate dai d\u2019apr\u00e9s che Giuseppe Levati esegue per Maggiolini di alcune tavole de Le antichit\u00e0 di Ercolano esposte, pubblicate a Napoli tra il 1753 e il 1792. Sempre pi\u00f9 frequenti le importanti commesse ricevute dalle famiglie pi\u00f9 in vista del tempo, i Borromeo, i Litta, i Trivulzio, gli Andreani, i Carpani, i Visconti di Modrone.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2905-1024x683-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1461\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2905-1024x683-1-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2905-1024x683-1-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2905-1024x683-1-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2906-1024x683-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1463\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2906-1024x683-1-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2906-1024x683-1-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2906-1024x683-1-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2804-1-1024x683-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1464\" srcset=\"https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2804-1-1024x683-1-1.jpg 1024w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2804-1-1024x683-1-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/fineart.dimanoinmano.it\/magazine\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/IMG_2804-1-1024x683-1-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Questa florida stagione ha per\u00f2 fine il 10 maggio 1796. L&#8217;armata di Napoleone Bonaparte vince la battaglia di Lodi, e l&#8217;arciduca Ferdinando, il pi\u00f9 importante committente di Giuseppe Maggiolini, \u00e8 costretto a lasciare Milano.<\/h5>\n\n\n\n<p>I palazzi di corte sono presto saccheggiati, mobili e arredi venduti all\u2019asta per finanziare l\u2019esercito francese. Le pi\u00f9 importanti realizzazioni dell\u2019ebanista di Parabiago sono cos\u00ec disperse, in gran parte per sempre perdute.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la fuga delle grandi famiglie cittadine, gli anni a venire sono contrassegnati da enormi difficolt\u00e0 per la bottega di Giuseppe Maggiolini. Per vedere una ripresa bisogna attendere l\u2019insediamento della corte e l\u2019incoronazione di Napoleone Bonaparte Re d\u2019Italia, celebrata il 26 Maggio 1805 nel Duomo di Milano. I palazzi imperiali devono essere arredati ex novo, dopo le spoliazioni del 1796. Giuseppe Maggiolini \u00e8 cos\u00ec chiamato per eseguire mobili secondo il nuovo gusto di corte: non pi\u00f9 mobili ancien regim dai delicati passaggi cromatici ottenuti da legni policromi, non pi\u00f9 nostalgie dell\u2019antico, ma bens\u00ec mobili dai profili duri e militareschi, decorati da tarsie a ghirlande floreali su campiture di mogano e impreziositi da scintillanti bronzi dorati.<\/p>\n\n\n\n<p>A commissionare arredi alla bottega di Parabiago non sono pi\u00f9 le famiglie aristocratiche di un tempo, ma funzionari del governo napoleonico o borghesi cittadini come avvocati e medici. Prende cos\u00ec il via una vasta produzione di bottega, quasi seriale, design ante litteram, di commodes, tavolini, secretaires, tutti eseguiti con piccole variazioni di intarsi,<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<p>sempre ripetuti e modulati a seconda delle possibilit\u00e0 di spesa dei committenti. Solo per la realizzazione di arredi per clienti di riguardo, Giuseppe Maggiolini si affida ancora a Giuseppe Levati, ormai professore di Prospettiva presso l\u2019Imperiale Accademia di Belle Arti di Brera, a Carlo Cantaluppi o a Girolamo Mantelli.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">La produzione di mobili intarsiati inizia per\u00f2 a diradarsi a partire dal 1810, fino a cessare definitivamente nel 1814, quando Giuseppe Maggiolini muore a settantasei anni nella sua Parabiago.<\/h5>\n\n\n\n<p>La bottega prosegue il lavoro di ebanisteria fino al 1834, diretta dal figlio Carlo Francesco, affiancato dal collaboratore Cherubino Mezzanzanica. Ci\u00f2 che si salva della gloriosa manifattura di Parabiago \u00e8 l\u2019archivio dei disegni costituito da oltre duemila fogli utilizzati da Giuseppe Maggiolini per l\u2019esecuzione di arredi e tarsie durante tutto l\u2019arco della sua brillante carriera. L\u2019intero corpus di disegni e progetti passa nelle mani del figlio di Cherubino Mezzanzanica, quel Giacomo Antonio (1826-1880), allora parroco di Albignano, che dedica a Giuseppe Maggiolini, al figlio Carlo Francesco e al padre Cherubino, la prima storia della bottega, pubblicata a Milano nel 1878. Pochi anni dopo il prezioso archivio compare sul mercato antiquario, presso il commerciante Pietro Grandi con negozio in corso Venezia.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Nel 1882 l&#8217;intero corpus, probabilmente grazie a Luca Beltrami (1854-1933), \u00e8 acquistato dal Comune di Milano che lo conserva ancora oggi, presso il Gabinetto dei disegni, sotto la denominazione \u201cFondo dei disegni di Giuseppe Maggiolini\u201d.<\/h5>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nato a Parabiago il 13 novembre 1738, Giuseppe Maggiolini rimane presto orfano ed \u00e8 accolto dai monaci cistercensi presso il monastero di Sant\u2019Ambrogio della Vittoria. 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