Giovanni Domenico Lombardi, Conversione di un centurione, Anni 10-20 del XVIII Secolo

Giovanni Domenico Lombardi, detto Omino (Lucca 1682-1752)
Conversione di un centurione
Anni dieci - venti del XVIII Secolo

Descrizione:

Dipinto olio su tela, raffigurante la conversione al cristianesimo di un centurione romano, rappresentato sulla sinistra della scena, abbigliato con una lorica e un mantello rosso bordato di pelliccia. Rivolge un gesto di diniego nei confronti di un uomo barbuto riccamente vestito, che gli sta offrendo un vassoio con uno scettro dorato, sorretto da un paggetto. Altre tre figure maschili assistono all’episodio, lo sguardo rivolto verso il centurione: un anziano dalla lunga barba, un giovane e, più discosto, quasi come se emergesse dalle tenebre, un terzo personaggio.
Presente monogramma “GDL”, in basso a destra.


CODICE: ARARPI0133287

Analisi storico-stilistica:

Come suggerisce il monogramma in basso a destra, l’autore dell’opera deve essere identificato con Giovanni Domenico Lombardi. Artista lucchese, le fonti ricordano la sua formazione presso Giovanni Marracci, con successivi viaggi in Lombardia e a Venezia.

Le prime commissioni di una certa rilevanza risalgono alla metà del secondo decennio del Settecento, con opere quali San Pietro che risana lo storpio e San Pio V che istituisce la Confraternita del Ss. Nome di Gesù, per la chiesa di San Romano, dipinti che palesano una chiara influenza guercinesca. L’influenza emiliana si tradusse anche nella ripresa di una matrice carraccesca, che portarono l’arte del nostro a una fase di vera e propria ripresa classicista. Tra il secondo e il terzo decennio del secolo si registra, soprattutto, il predominante ascendente del modello di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, con le sue innovazioni nella resa luministica dell’impianto compositivo.

Nella nostra opera, infatti, l’impostazione dei personaggi che si sviluppa lungo una diagonale crescente dal paggetto sulla destra, fino alla figura del centurione sulla sinistra, propone modalità già avanzate dal Merisi. Anche la resa luministica è debitrice dell’arte caravaggesca, in particolare nei forti contrasti chiaroscurali e nel fondo molto scuro e terroso, dal quale i personaggi sembrano emergere.

Entro il secondo decennio il nostro svolse, inoltre, anche un viaggio a Roma, dove collaborò con uno dei più noti autori di nature morte dell’epoca: Giovanni Paolo Castelli detto lo Spadino. Questo viaggio fu naturalmente occasione per entrare in contatto con la maestosa arte della capitale, dove lo stesso Caravaggio era assai presente.

Biografia:

  • Supplemento alla serie dei trecento elogi e ritratti degli uomini i più illustri in pittura, scultura e architettura o sia Abecedario pittorico…, Firenze, 1776;
  • L. Lanzi, Storia pittorica della Italia… (1809), a cura di M. Capucci, I, Firenze 1968, pp. 204 s.
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