Gerard Seghers, ambito di La negazione di Pietro

Dipinto olio su tela

Gerard Seghers (1591-1651), ambito di

La negazione di Pietro, XVII secolo

Tecnica di Pittura: olio su tela
Scuola Fiamminga

Descrizione:

La scena raffigura il drammatico episodio (riportato in tutti i Vangeli) accaduto durante la Passione di Cristo, nel quale l’apostolo Pietro, riconosciuto da una donna nel Sinedrio quale seguace di Gesù, nega spaventato per tre volte tale affiliazione.

La scena è immersa in uno sfondo nero, sul quale si stagliano su piani differenti le diverse figure: in un sapiente gioco di luci e ombre prodotto dall’unica fonte di luce – la candela tenuta in mano dalla donna -, i personaggi emergono con intensità differenti, a sottolinearne le differenze dei ruoli e il diverso coinvolgimento emotivo.

In particolare, delle figure rappresentate a mezzo busto, emergono dal buio il volto e le mani, che diventano gli strumenti per la raffigurazione dell’intensità di partecipazione al dramma in atto: il ruolo primario è della donna, di cui la candela riverbera di luce il volto e la mano, protesa ad indicare Pietro a sottolineare l’insistenza dell’accusa: l’espressione del volto è quasi neutra, come se il suo chiedere fosse mosso da semplice curiosità, senza alcun sottinteso accusatorio.

Alla destra del cero sono ben illuminate anche le mani di Pietro, le quali esprimono decisamente la negazione e il distanziamento dalla donna; il volto dell’apostolo, spaventato, è proiettato all’indietro, cerca di sfuggire alla luce, quasi a volersi nascondere.

In secondo piano e più nell’ombra, due soldati, quello a destra in atteggiamento sospettoso e inquisitorio (la mano sulla spalla di Pietro a trattenerlo), l’altro al centro quantomeno dubbioso e interrogativo, ed infine sulla sinistra nel buio, un altro spettatore semplicemente curioso.

Il dipinto, precedentemente sottoposto a restauro e rintelatura, è presentato in cornice dorata del XIX secolo.

Dimensioni: 120 x 156 cm, con cornice: 132 x 168 cm

Gerard Seghers:

La composizione e lo stile dell’opera rimandano in particolare nei modi alla produzione di Gerard Seghers e della sua bottega.

Nato ad Anversa nel 1591, dopo una prima formazione alla bottega di Janssens, attorno al 1613 ancora giovanissimo Gerard Seghers decise di intraprendere un viaggio di formazione in Italia, e arrivato a Roma vi rimase sino al 1620. Durante questo soggiorno romano venne a contatto con l’arte del Caravaggio e in particolare con uno dei suoi primi e più importanti seguaci, Bartolomeo Manfredi, di cui subì la diretta influenza, avvicinandosi a quella pittura fortemente caratterizzata dall’uso di un’illuminazione drammatica e dal forte chiaroscuro, definita appunto caravaggista.

Lo stile continuò per molto tempo a caratterizzare il suo lavoro anche dopo il suo ritorno ad Anversa, ove diresse un’importante bottega. Solo dopo il 1630, la sua tavolozza diventò considerevolmente più vivace e luminosa e l’artista attenuò gli effetti violenti del suo caravaggismo con forme più morbide e pacate. Tutto ciò sotto la probabile nuova influenza del pittore fiammingo in maggior voga all’epoca, Pieter Paul Rubens.

Il Seghers realizzò diverse copie del soggetto qui proposto, La negazione di Pietro.

La più nota, realizzata ancora nel 1620 circa, è quella oggi conservata al Museo dell’Hermitage di S. Pietroburgo, ove già compare l’elemento distintivo del caravaggismo d’oltralpe, la candela come fonte di luce, interna alla scena.

Di qualche anno successivo, realizzata tra il 1620 e il 1625, è una seconda tela oggi conservata al North Carolina Museum of Art, con lo stesso soggetto collocato però, secondo uno stile più fiammingo, in una ambientazione allargata, ove Pietro e la serva compaiono sulla sinistra all’interno di una taverna, mentre la parte destra della scena è riempita da soldati seduti ad una tavola, che giocano a carte.

In questa opera il modello utilizzato per la figura dell’apostolo appare decisamente lo stesso dell’opera da noi presentata.

Di tale opera furono successivamente prodotte numerose repliche, di dimensioni differenti e con tecniche diverse, come quella presente presso la Galleria dell’Accademia Tadini di Lovere (Bergamo), alcune attribuite direttamente al Seghers, molte alla sua bottega, che ad Anversa ebbe fiorente successo.

Molte di queste repliche ripropongono la scena ridotta alle figure di Pietro, la serva e alcuni soldati intorno, ma in tutte il modello per l’apostolo appare sempre lo stesso, sebbene a volta cambino leggermente la postura e la gestualità delle mani, permettendo di ricondurre tali opere allo stesso ambito o bottega.

Attribuito al Seghers esiste un altro dipinto, il David e Saul dormiente, appartenente alla Alfred Bader Collection di Milwaukee, in cui la serva e il David che emerge alla sue spalle dall’ombra, hanno lo stesso volto, le stesse posture, le stesse espressioni della serva e del soldato al centro nella nostra opera. L’utilizzo degli stessi modelli rimanda indubbiamente quantomeno all’ambito di questo artista.

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