Contardo Barbieri, Il lavoro femminile

Dipinto ad olio su tela

Contardo Barbieri (1900-1966)

1954 ca.

Tecnica di pittura: olio su tela

Descrizione:

In primo piano, è raffigurato un gruppo di figure femminili, nel quale ve ne è solamente una maschile, relegata però in secondo piano. A destra sono rappresentate due ragazze affrontate, quella più lontana sta disegnando, mentre quella di spalle, ai cui piedi è seduto un gatto, è intenta a dipingere su una tela posta su un cavalletto. Sta osservando il modello da ritrarre: due fanciulle abbigliate all’antica, una seduta, semi vestita da un lungo mantello bianco che le copre anche il capo e la compagna, inginocchiata davanti a un cesto colmo di frutta e ortaggi.

Di fianco un altro piccolo gruppetto, più eterogeneo. Una giovane donna vestita di bianco sta guardando una bambina che pare correre incontro alla ragazzina all’estrema destra, vestita con abiti campagnoli e che sotto il braccio porta un cestino di frutta. Tra queste, poggiata a un albero c’è una donna anch’essa abbigliata in modo contadino che tiene tra le mani una piccola otre, accanto a lei l’unica figura maschile si sostiene a un bastone da pastore.

Sullo sfondo un paesaggio naturale dal profilo collinare, costellato di alberi, ma anche di personaggi colti in attività rurali come la mietitura e la semina. Immersi nella natura vi sono anche abitazioni rurali, ma anche edifici industriali dalle alte ciminiere e costruzioni più moderne, come il possente arco, che funge quasi da quinta architettonica sulla sinistra del dipinto. Firmato “C. Barbieri” a destra.

Analisi storico-critica:

La grande tela risale a metà degli anni Cinquanta circa, e fu realizzata per casa Mariani a Milano, come riportato anche nel catalogo della mostra dedicata all’artista e tenutasi nel 1995 presso i Musei Civici di Pavia. Il dipinto è caratterizzato da una dimensione corale, celebrativa del mondo femminile, in particolare legato a una dimensione agreste e campestre. Il richiamo e il modello di riferimento è certamente quello ben noto al nostro artista, nato in un piccolo paese nella campagna pavese, circondata da rilievi collinari.

Le figure femminili sono rappresentate in diverse età, intente a svolgere attività tipiche del mondo contadino, ma anche impieghi che Barbieri conosceva certamente in modo più dettagliato. Non è infatti un caso che protagoniste del gruppo in primo piano siano le quattro giovani che ripropongono a tutti gli effetti una scuola di pittura en plein air, due artiste e due modelle, in posa e abbigliate a presentare un vero e proprio atelier.

Pur essendo un’opera che si colloca in una fase avanzata della carriera del pittore, questo pannello raggiunge e richiama i risultati degli affreschi decorativi degli anni Trenta. Anche qui è ben tangibile il realismo che contraddistingue il corpus pittorico dell’artista, desunto sia dalla tradizione di fine Ottocento che dallo stile che deriva dal gruppo Novecento; in questo caso la datazione al 1954 circa è ben riscontrabile nel clima di rinascita che contraddistingue gli anni del secondo dopoguerra. Il paesaggio è emblematico della concezione di Barbieri, un onore alla vita agreste immersa nella campagna, ma allo stesso tempo un richiamo all’industrializzazione che proprio in quegli anni andava affermandosi, che, seppur presente, rimane comunque relegata ai margini, in lontananza.

Anche la tavolozza calda e solare concorre a enfatizzare la celebrazione del mondo rurale tanto caro a Contardo Barbieri, un vero e proprio omaggio alla sua terra e alle sue origini. L’attenzione a una rappresentazione familiare all’artista stesso è dimostrata anche dalle modelle da lui ripetutamente usate, Mirella, Nerina, Alba, che qui diventano celebrazione di una dimensione di piccola umanità a lui ben nota.

Biografia:

Contardo Barbieri (Broni, 26 novembre 1900 – Milano, 7 marzo 1966) fin da giovane frequentò prima la Civica Scuola di Pittura di Pavia e successivamente i corsi dell’Accademia di belle arti di Brera (tra i quali quelli di Cesare tallone e Ambrogio Alciati), presso la quale si diplomò nel 1921. Se nella prima fase della sua carriera la sua pittura mostra un’adesione alla tradizione figurativa tardo ottocentesca, a partire dalla seconda metà degli anni Venti si avvicina al gruppo Novecento, dal quale deriva una resa più solida e sintetica, pur restando fedele all’originaria matrice realista.

Nel 1927 si ebbe il suo esordio sulla scema artistica italiana, con la partecipazione all’”Esposizione nazionale d’arte” presso il palazzo milanese della Permanente; fu riconsacrato l’anno successivo, quando espose Biennale di Venezia.

L’importanza della sua personalità e produzione è testimoniata dagli svariati concorsi ai quali partecipò e ai numerosi premi vinti, ma soprattutto dal fatto che gli furono affidati diversi insegnamenti, lungo tutto il corso della sua carriera. A tal proposito, i ruoli di maggior prestigio, furono certamente la direzione dell’Accademia Carrara di Bergamo, a partire dal 1931, fortunata parentesi collocata tra gli insegnamenti presso l’Accademia di Brera.

Attivo nella vita politica del paese, tanto da partire volontario per le campagne nell’Africa orientale negli anni Trenta, la caduta del regime e dell’ideologia fascista causò in lui una profonda crisi, che si ripercosse anche nella sua produzione artistica. A partire dal quinto decennio del XX secolo, infatti, le sue opere si contraddistinguono per il continuo richiamo a modelli e schemi desunti dall’arte antica.

Bibliografia:

– Contardo Barbieri. Un libero Novecento, catalogo della mostra (Pavia, Musei Civici, 1995) a cura di Stefano Fugazza, Alda Guarnaschelli, Charta, Milano, 1995, pp. 18-19.

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