Gruppo di quattro macabri

Bergamo
Metà XVIII secolo

Descrizione:

Gruppo di quattro tele dalla forma di ottagono irregolare, in ognuna delle quali è raffigurato uno scheletro intento a svolgere una specifica mansione.

In una tela uno scheletro sta suonando una chitarra a nove corde, decorata con motivi ornamentali rossi, così come la fascia che tiene tra le mani.

Nella seconda tela c’è un pittore con un mantello rosso e un copricapo azzurro; raffigurato di profilo, nella mano sinistra ha due pennelli, mentre con la destra uno soltanto, tinto di pittura bianca con la quale sta tracciando velocemente un bozzetto su una tela. Interessante notare come lo schizzo sia quello di una figura umana “in carne” e non anch’essa solo scheletro.

Si trova poi la rappresentazione di un cantante, la bocca spalancata e tra le mani un pentagramma, sullo sfondo scuro una pesante tenda rossa.

Nell’ultima tela uno scheletro drappeggiato in rosso sta giocando a carte: nella mano sinistra tiene le carte coperte, mentre con la sinistra svela un tre di denari che sta per lanciare sul tavolo, dove già si trovano un due di bastoni e a un sette di denari.

Dimensioni: cm 60 x 77 x 5 cm

Analisi storico-stilistica:

Il Triduo dei defunti ebbe esordio in area bresciana agli inizi del Settecento, in occasione della guerra di successione spagnola (1701-1725). Con tale pratica religiosa si ricordavano infatti i propri cari defunti, durante tre giorni di preghiere in suffragio; comprensibile dunque come tale pratica iniziasse ad affermarsi in un momento storico che aveva mietuto tante vittime.
Questa usanza si diffuse particolarmente in una regione circoscritta nei territori della Repubblica di Venezia, tra il bresciano, il veronese, il cremonese e la bergamasca. In quest’ultima area i Tridui si affermarono però successivamente, tra gli anni Trenta e Quaranta del XVIII secolo.
Queste celebrazioni liturgiche in suffragio dei morti prevedevano di frequente il supporto di un apparato effimero, usato per l’occasione. Si tratta, per l’appunto di “quadri degli scheletri”, cicli macabri composti da tele raffiguranti scheletri abbigliati e con atteggiamenti caratteristici dei diversi ordini sociali e delle varie professioni, a rappresentare l’uguaglianza di fronte alla morte.
Il nucleo più cospicuo di questi cicli risale al Settecento, ma la loro realizzazione proseguì fino al XX secolo. In particolare, il maggior numero di cicli di macabri si ritrova nell’area delle valli bergamasche, segno che doveva essere qui una pratica molto diffusa. Nell’Alta Val Seriana, a Gandino, si ritrova infatti il ciclo più antico, risalente alla prima metà del Settecento. Cicli di olio su tela raffiguranti scheletri sono presenti anche in Val Brembana, anche qui scheletri con accessori che ne connotano la posizione sociale, raffigurando la società tripartitica dell’epoca.
Il ciclo più noto è leggermente più tardo, realizzato dal pittore Bergamasco Vincenzo Bonomini per la chiesa suburbana di Santa Grata inter vites, tra il 1802 e il 1810. Sei tele dipinte a tempera, presentano altrettanti scheletri a figura intera, con alcune innovazioni: non sono più, a differenza dei cicli precedentemente citati, su fondo nero, ma all’interno di un ambiente ben connotato. L’autore, inoltre, più che essersi concentrato su una rappresentazione suddivisa per classi della società, si è occupato di rappresentare i personaggi che vivevano nel borgo dove risiedeva egli stesso.

Le nostre tele devono essere precedenti, databili alla metà del XVIII secolo, come dimostrano motivi stilistici, che lo avvicinano ad altri cicli circoscrivibili a questi anni. Modalità rappresentative, come la scelta del fondo scuro (con qualche eccezione per la necessità di contestualizzare per meglio presentare l’attività relativa), e altre caratteristiche sono infatti legate a una visione ancora riconducibile alla prima metà del secolo, piuttosto che a una più tarda di fine Settecento o addirittura inizio Ottocento. A differenza di Bonomini, nei cui scheletri rappresentati erano riconoscibili precisamente persone a lui contemporanee e abitanti nel suo borgo (la figura del pittore è addirittura un autoritratto), nelle tele in esame sono raffigurati personaggi generici, rappresentanti di determinate categorie di lavoro e sociali, piuttosto che specifiche personalità.

Le quattro tele sono accomunate dal presentare scheletri legati alle arti; solamente il giocatore d’azzardo non sta svolgendo un’attività prettamente artistica, ma comunque di svago. A conferma della datazione e dell’area geografica di provenienza in questo caso sono fondamentali alcuni degli oggetti descritti nelle tele. In particolare la chitarra a nove corde, definita “spagnola”, presentava quattro corde raddoppiate e il cantino più acuto singolo e si diffuse a partire dalla fine del Seicento e per tutto il secolo successivo, dalla penisola iberica nel resto d’Europa. Da qui anche in Italia, dove fu utilizzata fino alla fine del secolo, quando fu sostituita dalla chitarra a sei corde, iniziata a essere prodotta a Napoli proprio nella seconda metà del XVIII secolo.
Curioso lo scheletro che gioca a carte, che ci consente di confermare l’area di provenienza del ciclo a quella bergamasca: i semi delle carte da gioco trovano infatti riscontro con quelli impiegati in questa zona, in particolare nella modalità di rappresentazione dei denari (o ori) in arancione e nero e nel due di bastoni posato sul tavolo, con i bastoni che si incrociano e un motivo fogliaceo al centro.
Pur essendo ben descritti, gli scheletri presentano delle inesattezze e imprecisioni anatomiche, giustificabili da una non diretta osservazione di scheletri umani o dalla consultazione di volumi appositamente dedicati, quanto piuttosto da una conoscenza attraverso altri dipinti o comunque illustrazioni non scientifiche.

Bibliografia:

Francesca Santucci, …Che quanto piace al mondo è breve sogno!, Kimerik, 2011;

Immacolata Russo, “Un “memento mori” nel territorio lombardo della Serenissima Repubblica di Venezia: il ciclo di Scene macabre a Crema”, in “Insula Fulcheria”, Numero XLIX – Dicembre 2019, pp. 159-170.

Antiquariato, Arte e Design

Antiquariato, Arte e Design

FineArt è il nuovo ambizioso progetto Di Mano in Mano che propone un’esclusiva scelta di opere di antiquariato e design, presentandole per la loro singolarità e unicità.

Contattaci per ricevere maggiori informazioni o per fissare un appuntamento
Oppure chiamaci o contattaci su WhatsApp