Achille Vertunni, Lungo il Nilo

ACHILLE VERTUNNI (NAPOLI 1823- ROMA 1897)

Descrizione:

L’ampio paesaggio è giocato su due tonalità cromatiche che lo dividono in due parti: in alto e a destra l’azzurro terso e luminoso del cielo, con rare nuvolette sfumate, e il sottostante fiume, più opaco, calmo e tranquillo, solcato da due leggere imbarcazioni; a sinistra e in basso l’ocra e i beige delle dune aride e e brulle del deserto, in cui è inserito un gruppo di indigeni dagli abiti variopinti che creano un discreto contrasto di colore.

Tra le due zone svettano al centro, dominando la scena, le colonne slanciate dei resti di un tempio, che nella stessa tonalità di colore del deserto, invadono lo spazio azzurro sovrastante, creando continuità.

Nell’opera spiccano la luminosità e l’intensità cromatica, proprie della produzione orientalista e in particolare di quegli artisti che, nella pittura paesaggistica dal vero in Oriente, scoprirono gli effetti abbaglianti e splendenti del sole del deserto.

Presentato in cornice intagliata e dorata coeva.

 

Dimensioni: 61 x 109 cm ( con cornice cm 103 x 150 x 12)

Analisi storico-critica:

Nato a Napoli nel 1826 da nobile famiglia, Achille Vertunni si formò artisticamente all’Accademia di Belle Arti con Salvatore Fergola e Giuseppe Bonolis e frequentò gli artisti della neonata scuola di Posillipo, che miravano ad esprimere un nuovo sentimento del paesaggio.  Dopo una breve pausa dedicata all’attivismo  politico nei movimenti rivoluzionari antiborbonici della città nel 1848, riprese gli studi artistici cominciando a conseguire  i primi riconoscimenti, condivisi con Nicola Palizzi (1820-1870), che fu per lui rivale ma anche ispiratore nel suo  passaggio a una concezione verista della pittura. 

Fin dalla sua prima produzione il Vertunni, pur scegliendo soggetti storico-letterari, li connotò sempre con una attenzione particolare allo sfondo paesaggistico: nelle sue opere la scena storica fu  in realtà il pretesto per raffigurare un paesaggio attento all’impressione dal vero, come nella “Pia de ‘Tolomei – paesaggio di composizione”, opera del 1857 che ebbe un importante successo di critica e di pubblico. 

Trasferitosi a Roma nel 1853, Achille Vertunni aprì in via Margutta 53 il suo studio che divenne presto uno dei centri della vita culturale e artistica della città: nelle sue feste e banchetti, ebbe ospiti illustri, figure storiche e personaggi del Risorgimento quali il generale Alfonso La Marmora, il futuro re D’Inghilterra Edoardo VII, la famiglia reale danese, insieme a uomini di cultura quali D’Annunzio, il compositore Listz, nonché numerosi sconosciuti ma ricchi visitatori del passaggio del Gran Tour.

Achille Vertunni
Achille Vertunni, 1865

In questo studio, del cui allestimento si occupava personalmente, l’artista espose, affiancati da preziosi oggetti d’arte antica – vasi di Murano, stoffe preziose, oggetti e mobili antichi, tappeti orientali –  tutti i suoi dipinti, proponendoli a mercanti e collezionisti italiani e stranieri e  facendosi conoscere a livello internazionale.

Dagli anni ’70 cominciò a esporre anche in tutta Europa (Londra 1870,Vienna 1873, Esposizione universale di  Parigi 1878) e negli Stati Uniti (Chicago e Philadelphia 1876). 

A Roma l’artista passò definitivamente alla produzione paesaggistica pura e reale: con opere quali La campagna romana, Le paludi pontine, Spiaggia romana, egli cominciò a proporre l’Agro romano, desolato, selvaggio, malinconico, spesso  insieme alle molteplici rovine del passato o arricchito da mandrie di bufali e da butteri, nelle romantiche atmosfere del tramonto, con un’intensità di variazioni cromatiche e di giochi di luce che  resero tali paesaggi intensamente suggestivi e ricercati. Nel suo viaggiare estese poi la produzione ad altri paesaggi italiani, della Campania, della Toscana, della Versilia.

Spesso replicò gli stessi soggetti, ma seppe sempre esprimere in ciascuno una calma malinconia e una intensità maestosa.

Achille Vertunni morì a Roma nel 1897, dopo vent’anni di paralisi progressiva, causata dall’avvelenamento da piombo, dovuto al contatto prolungato con questo metallo contenuto nei pigmenti utilizzati in pittura.

Le sue opere si trovano attualmente presso le più importanti gallerie italiane d’Arte moderna: a Roma, a Milano, a Firenze, a Torino, a Napoli.

Bibliografia:

Emporium, XXXVI, agosto 1912, p. 123; XL, sett. 1914, p. 210; L.Bénédite, Storia della pittura ital. del sec. XIX, Milano 1915, p. 592; A. M. Comanducci,I pittori italiani dell’Ottocento, ivi 1934; Somaré, Storia dei pittori italiani dell’800, ivi 1928, II, bibl. p. 507; B. Odescalchi, Ricordi artistici, Roma 1875, p. 77.

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